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InterNos le Courtmétrage, il cortometraggio a cura della sceneggiatrice Annamaria Zevola

InterNos le Courtmétrage” è un cortometraggio ambientato in un sobborgo romano, scritto e co-prodotto dalla sceneggiatrice Annamaria Zevola e dal regista Roberto Pantano. Ispirandosi al maestro Federico Fellini, e in particolar modo al fil rouge di “Otto e Mezzo”, il film in realtà sembra essere influenzato anche dalle note introspettive e psicoanalitiche di un altro grande maestro del Cinema degli anni Sessanta, oppure ancora a tratti attinge ai tratti surrealisti di Brunuel.

Anche in questo caso una sceneggiatura cinematografica diventa, assieme alla tragedia che ne consegue, la causa di un disagio esistenziale che però non si esprime attraverso il conflitto tra la crisi matrimoniale e le fantasie extraconiugali di un regista a corto di idee, ma attraverso la derisione e lo sberfeggio di chi si prende gioco della  disperata rassegnazione del protagonista, Lucio, un insegnante di italiano residente in Francia.

Dopo aver toccato il fondo, l’insegnante decide di comunicare ai suoi amici la data e l’ora del suo suicidio. Gli amici, anziché stargli vicino infondendogli un autentico sentimento di dissuasione, si limitano a fargli visita, consapevoli che quella potrebbe essere l’ultima occasione. Un paradosso che inizialmente sembra rivelargli che porre fine alla propria vita possa essere l’unica soluzione; decisione a cui porrà un freno con un inaspettato scatto d’orgoglio. 

Un film che mostra una società come quella attuale decadente negli ideali e nei valori, come quello dell’amicizia ridotto alla scorza della superficie. Sotto quella coltre di patinata disinvoltura sociale c’è il niente,  il vuoto delle relazioni umane.

Il progetto InterNos può essere suddiviso in due parti: il progetto Padre ovvero il lungometraggio InterNos – Une Histoire sans espoir è una commedia amara, una storia che descrive uno spaccato della società, nel suo realismo talvolta anche crudo e cinico. Ambientata in un sobborgo romano essa racconta di Marcello che tra il serio e il faceto decide di scrivere e produrre un lungometraggio che ha per protagonisti il suo gruppo di amici, dando vita a una vicenda tragicomica che mette in risalto i loro lati più veri e tremendamente umani. Il lungometraggio non è stato ancora girato ed è attualmente in fase di studio per la realizzazione presso alcune case di produzione cinematografica.


Il progetto Figlio, ovvero il cortometraggio InterNos Le Courtmétrage può definirsi l’epilogo tragico del precedente, poiché la finzione cinematografica suddetta condiziona il protagonista Lucio nei suoi rapporti con gli amici, turbandolo al punto tale da indurlo al suicidio, inteso come gesto estremo di rifiuto di un mondo e di un modus vivendi che non gli appartiene.

Nel dettaglio, “Internos Le courtmétrage” è una storia non convenzionale, dai contorni essenzialmente tragici.
Personaggio principale del cortometraggio è Lucio, un sessantenne, insegnante di italiano residente in Francia, schivo, apatico, ipocondriaco, privo di stimoli, che non crede più che la vita possa concedere una seconda possibilità e perciò un uomo tendente ad una depressione costante.

In contrapposizione a Lucio, vi è Oscar, ovvero l’alter ego di Lucio: stessa corporatura fisica, stessa età, stesso stile di vita, stesso atavico sbeffeggio da parte degli amici. Diversamente da Lucio però Oscar accetta questa sua condizione,
questa sua umana normalità, riuscendo a costruirsi un equilibrio più stabile che gli servirà da ancora di salvezza.
Lucio e Oscar finiscono così per rappresentare l’eterna lotta tra il bene e il male, tra il forte e il debole.
Nella loro vicenda emerge in sottofondo una considerazione sul senso dell’amicizia che qui appare nella sua veste talvolta malvagia, logorata dal tempo.

Ne consegue una fragilizzazione dei rapporti umani, una banalizzazione delle relazioni interpersonali, tanto più vera e tragica nel caso di Lucio e dei suoi amici, che finiscono per prendersi gioco del suo disagio, assistendo con assoluta
tranquillità alla sua tragedia, rivelando anche l’ordinaria assuefazione alle immagini di morte e alla sua spettacolarizzazione.

Ultima, ma non per ultima, una riflessione sulle dinamiche interne al cinema stesso.
Un cinema nel quale la finzione diventa mezzo espressivo, strumento per raccontare la realtà, la quotidianità, l’autenticità della vita, con tutto il suo cinismo ma anche con tutta la sua bellezza, una “purezza” che solo il mezzo
cinematografico può e sa rappresentare. Un cinema che per Lucio/Oscar non è una vita parallela, ma diventa la vita stessa.

www.internosilfilm.com

Marianna Gianna Ferrenti

Di Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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