Cozycore

In un mondo attraversato da incertezze, la moda risponde con un abbraccio.
Letteralmente.
Sta crescendo una tendenza che ha il sapore di casa, di lentezza, di tepore emotivo: si chiama Cozycore, e non è solo una questione di maglioni oversize o tessuti morbidi. È un modo di vestirsi che diventa modo di stare nel mondo.

Quando il comfort diventa un’estetica

Nato durante i lunghi mesi di lockdown, il Cozycore sembrava destinato a scomparire con il ritorno alla vita pubblica. E invece ha fatto il contrario: si è evoluto. È uscito di casa, ma non ha dimenticato l’intimità. Oggi si manifesta in look stratificati, texture soffici, volumi avvolgenti e palette ispirate alla natura: caramello, crema, cacao, muschio, nebbia.

Il punto non è apparire rilassati, ma sentirsi al sicuro.
Indossare un cardigan lungo fino alle caviglie, uno scialle di alpaca o una sciarpa che sembra una coperta non è solo stile: è una dichiarazione di fragilità legittima, e insieme di cura verso sé stessi.

Cozycore

Una moda che ascolta il corpo

Diversamente dalle estetiche iper-performanti e codificate – il power dressing, lo streetwear strutturato, il tailoring rigido – il Cozycore lascia spazio. Alla pelle che respira, al movimento libero, all’imperfezione. Non vuole disciplinare, ma accogliere.
È il ritorno al tatto come senso guida: velluto lavato, flanella, mohair, lana bouclé, jersey biologico. Capi da toccare prima ancora che da guardare.

Il lusso dell’intimità

Brand come Extreme Cashmere, Skall Studio, Leset, Lauren Manoogian o l’italiana Cavalleri lavorano attorno a questa estetica con delicatezza e coerenza. Non gridano, non promettono trasformazioni miracolose: offrono rifugi sartoriali, piccole tregue.
Anche il lusso sta virando in questa direzione: quiet luxury, sì, ma con un’anima più empatica e sensoriale. Non più ostentazione, ma connessione.

Cozycore

Non solo moda: una postura emotiva

Il Cozycore è anche una reazione culturale.
In una società che impone velocità, esibizione e iperproduttività, vestirsi comodi è un atto di resistenza gentile. Un modo per dire: “Mi prendo tempo”. Un invito al rallentare, al sentirsi, al vivere.
E non è un caso se questa tendenza è profondamente trasversale: uomini e donne, giovani e adulti, in città o nei borghi. Perché il bisogno di calore non ha genere né target.

Perché raccontarlo adesso:
Perché il mondo continua a correre, ma noi abbiamo bisogno di fermarci.
E forse, prima ancora delle parole, sarà un maglione morbido o una felpa in cotone organico a ricordarci che non siamo fatti per vivere in modalità always on.

La moda, ancora una volta, non detta solo trend.
Ascolta, interpreta e consola.

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Alessandro Piludu
Dopo aver completato gli studi ad indirizzo commerciale, decide di ampliare le proprie competenze intraprendendo un percorso formativo diversificato in settori quali la vendita, la consulenza finanziaria e immobiliare, l'informatica e il management aziendale. Animato da una profonda passione per il web, partecipa a numerosi corsi di formazione che gli permettono di acquisire e affinare le competenze informatiche necessarie per eccellere nel suo campo. Si specializza principalmente nel web marketing e nei social media, sviluppando un forte interesse per il mondo della moda e dello spettacolo, tanto da frequentare anche corsi di cinema e teatro. Nel 2013, mette in pratica le sue competenze informatiche lanciando il portale Alpi Fashion Magazine, affiancato da collaboratori fidati e altamente qualificati, con un focus su moda e spettacolo. Successivamente, con Alpi Agency, decide di espandere ulteriormente le proprie attività, integrando settori come moda, musica, teatro, fotografia, danza e arte, valorizzando così anche le passioni e le competenze del suo team.

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