Vogue Italia perde la sua pietra preziosa. Il 22 dicembre 2016 Franca Sozzani ci lascia reduce di una malattia incurabile. Il leggendario direttore aveva 66 anni, il vuoto che ha lasciato è incolmabile.

Grintosa, battagliera, ha lavorato fino alla fine, impeccabile come sempre.

La sua ultima apparizione risale alla sua premiazione del “Swarovski Awards for Positive Change” di Londra riconosciutole per essere sempre stata parte attiva per diverse cause benefiche e per la sua capacità di promuovere sempre le diversità nel campo moda. Una Franca fragile, ma sorridente sale sul palco e riceve il premio dall’amico Tom Ford.

Nessuno mai avrebbe pensato che quella sarebbe stata la sua ultima apparizione.

La più instancabile lavoratrice che abbia mai conosciuto“ così Anna Wintour, caporedattore Vogue America definisce la sua ex collega.

A dare l’annuncio della sua scomparsa, Jonathan Newhouse, Chairman e Chief Executive della Condé Nast. L’uomo ha definito la notizia “la più triste che abbia mai dovuto comunicare“, definendo la scomparsa come una perdita incalcolabile, per tutto il mondo della moda.

Con la perdita di Franca Sozzani, se ne va un pezzo importante della moda contemporanea. Il suo lavoro ha fatto sì che Vogue Italia sia divenuta con il tempo una delle voci più forti e potenti della moda e della fotografia. La rivista infatti ha sorpassato i confini dell’editoria tradizionale.

Rispettata ed amata da tutti, aveva un’enorme conoscenza anche delle meccaniche economiche del sistema, e questo le ha permesso di portare Vogue Italia a livelli inaspettati».

La sua carriera inizia da giovanissima, quando rispose all’annuncio di lavoro di Conde NAst senza aver nemmeno l’idea di cosa si trattasse, ma finisce per ribaltare la storia della moda del costume inventando un nuovo modo di raccontare la moda. Si sposa a 32 anni e da alla luce Francesco, suo unico erede.

Dopo tre mesi di matrimonio si separa. Inizia come segretaria e poi passa a Vogue Bambini: nulla di strano, in quegli anni non si sa nemmeno cosa sia una redattrice di moda. Poi arriva alla rivista LEI, (versione italiana dell’epoca di Glamour, pubblicazione dedicata alle ragazze), seguita qualche anno dopo da Per Lui. È qui che stringe i contatti con Bruce Weber e Steven Meisel, all’epoca fotografi giovani e di nicchia, che assieme a lei plasmano l’immagine contemporanea.

Nel 1988 le offrono la direzione di Vogue Italia anno di partenza della sua rivoluzione. Copertine fortografate da Meisel segnano un legame fin da subito tra i due consolidando editoriali di successo. Amata e temuta, è capace di fare la fortuna di un designer che ha la sua approvazione: lei minimizza, ma le cose stanno esattamente così. Stravolge l’editoria, trasformando le sue riviste in colossi che sbaragliano la concorrenza.

Nel 1994 diventa anche Direttore Editoriale della Condé Nast, che sotto di lei rafforza ancora di più la sua posizione nel settore; consigliera fidata dei più grandi creatori, una sua parola può spostare investimenti da milioni di euro, e lei usa questa sua capacità anche in altri campi.

Fiera sostenitrice di operazione benefiche sostiene la ricerca contro l’AIDS, o con il sostegno allo IEO, la fondazione creata da Umberto Veronesi per finanziare la ricerca sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia, di cui è presidente dal 2013.

Con la sorella Carla, altro deus ex machina dello stile con il suo concept store 10CorsoComo, forma uno degli assi di ferro della moda; riservata, tende a tenere la sua vita privata nell’ombra: il suo legame più celebre è quello con Alain Elkann, terminato nel 2010.

La sua discrezione sorprende tutti fino al momento in cui il figlio produce un documentario sulla vita della madre “ Chaos and Couture” presentato al festival di Venezia 2016 dove colpisce la sincerità senza fronzoli con cui lei si racconta, e il fatto che la malattia traspaia in qualche modo, senza però mai essere nominata, attraverso le sue parole.

Non sarà facile affrontare la MODA senza la sua paladina, non resta quindi che capire chi sarà il fortunato/a che sostituirà la regina ormai scomparsa

 Laura Savini

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Laura Savini, nasce a Roma il 10 aprile 1984. Studia lingue dalle scuole superiori, e sceglie di laurearsi in lingue e culture moderne nel 2012. Da sempre attratta dal mondo dello spettacolo e moda, segue un master in comunicazione e moda presso l’accademia romana di costume e moda e raggiunge l’obiettivo prefissato: product manager per eventi. Dal 2013 infatti, collabora per il fashion system attraverso una start up romana, che le permette di conoscere una realtà da sempre sognata. Dai piccoli designer ai pilastri della moda italiana, seguendo passo a passo le produzioni di un grande evento. Viaggia per lavoro dividendosi tra Milano, Firenze, Roma, Cannes, Ginevra…… Casting, fitting, coordinamento backstage e regia sono le attività che svolge quotidianamente. Stella Jean, Au jour le Jour, G. Colangelo, San Andrès, A.Bratis, C. Pellizzari, i giovani; John Richmond, Chopard ed il re del fashion system italiano Giorgio Armani, i grandi con i quali ha collaborato fino ad oggi. “ Credere per riuscire”, il motto che l’accompagna da quando ha iniziato la sua carriera nel mondo della moda. Ma Laura, non è solo event manager; dopo otto anni di collaborazione in una gioielleria romana, inizia per hobby a realizzare una piccola capsule collection di articoli handmade creati con materiali eco, riciclati e pietre dure. Da Hobby a lavoro, i suoi articoli vengono apprezzati e acquistati tramite un e-commerce dedicato . Inizia una piccola distribuzione sul territorio romano, con un obiettivo preciso: vendita ad ampio raggio…..La speranza e la voglia di creare non finisce mai, basta crederci! Per finire, la passione per la scrittura. Fin da piccola, si cimentava nella scrittura di storie, racconti, favole ed oggi scrive articoli per web magazine. La prima collaborazione arriva con la testata "d-moda" e "gp magazine"…..e non intende fermarsi!

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