La moda è un mondo per pochi eletti. E se non rispetti determinati requisiti legati ad un certo tipo di bellezza “sei fuori” dal giro. Devi stare fuori. 
Alcuni giorni fa un’oscena campagna denigratoria contro la modella Armine.
Armine Harutyunyan è l’esempio che questi archetipi possono essere scardinati. E Gucci l’ha annoverata nell’annuario delle 100 modelle più belle al mondo, suscitando non poche critiche. “Per citare il filologo e critico letterario Fausto Cercignani: la perfezione è il sogno dell’imperfezione che non vuole svegliarsi”. Ed è proprio questo binomio bellezza/perfezione che va superato. Un altro steccato che va abbattuto è quello del pregiudizio e dell’ignoranza.

La moella “curvy” Ashley Graham


Modelle curvy: i nuovi paradigmi della bellezza

Non è la prima volta che il mondo della moda fa scelte controcorrente. Il brand H&M, come altri, da anni si propone di sovvertire tali stereotipi proponendo nuovi canoni di bellezza. Come ad esempio le modelle “curvy”, lontani dai canoni di bellezze anoressiche. Inizialmente villipese dal popolo dei “benpensanti” e dalle èlite delle griffè. Poi accettate, ed infine entrate nell’immaginario comune come nuovi modelli di bellezza. Morbide, sinuose e accattivanti.

Tanto che altri brand importanti oggi puntano sulle indossatrici taglie over 44 per proporre i loro capi esclusivi. E anche la produzione è cambiata proponendo capi sensuali, esclusivi, di alta sartoria anche per donne più in carne. Per la serie, la seduzione non risiede più soltanto nella magrezza  ma anche nelle forme più piene e curvilinee.

La corporatura esile è diventata sempre più un residuo obsoleto nell’immaginario comune. Tuttavia, gli strascichi di una mentalità rigida che ha caratterizzato il mondo dell’Alta Sartoria ha generato “mostri”. Indossatrici che si sono, purtroppo, “ammalate” di anoressia. Già perchè purtroppo l’anoressia, come la bulimia, è una patologia psichiatrica.

Una certa mentalità distorta ed “ignorante” l’ha fatta passare come un atteggiamento, una “moda”, quasi una tendenza adolescenziale. E sì perchè purtroppo le più giovani tendono ad emulare questi modelli ingigantiti e gonfiati proprio dal mondo dello Styling. Tante le modelle che sono morte di anoressia, di bulimia o di entrambe le patologie spesso associate ad una sorta di bipolarità del disturbo.

Se non sei “bella” non puoi lavorare nella moda: Ignoranza e pregiudizio


Il caso di Isabella Caro, modella per Toscani, deceduta nel 2010, ha aperto un varco su un mondo difficile, quello della moda. Un mondo che impone diete ferree. Tante le ragazze che si sono ribellate ad un regime da caserma militare. Anzi peggio, molto peggio. Perché in questi ambienti coronati da lustrini, la donna era solo un corpo, un manichino. Non ha dignità come persona. 
Negli ultimi anni, per fortuna, la mentalità sta cambiando. Purtroppo i “malpensanti” continuano a dilagare, soprattutto con l’avvento dei “social”. Instagram, ad esempio, sta prendendo il posto della televisione e delle pubblicità. Un tempo era la cartellonistica nelle città che proponeva certi modelli di bellezza. Oggi vi è facebook, Instagram (soprattutto) e non solo. Tutto il mondo dei “social” satelliti ai “mainstream social”. Il fenomeno delle “baby influencer è infatti in crescente aumento. È il caso delle gemelle Clents (9 anni, 1,2 milioni di followers) e Coco Pink Princess (9 anni e 687.000 followers). Come loro ce ne sono molte altre. 


Bellezza e magrezza un binomio “perdente”. Le modelle “curvy” lo hanno scardinanto


Gucci, dopo le modelle “curvy”, ha lanciato una nuova sfida. Armine rappresenta il superamento di uno stereotipo. Anche una “gobbetta” sul naso, sopracciglia molto folte in stile e un viso ovaloide sono sexy. Peraltro, le sopracciglia folte, naturali o ricostruite, sono la nuova tendenza. Attrici come Charlotte Casiraghi o Keira Knightley le sfoggiano con eleganza e raffinatezza. Uno charme che non manca neppure ad Armine Harutyunyan. È probabile che dietro questa campagna infamante vi sia altro. Magari un progetto di showbiz costruito a tavolino? Oppure semplicemente la volontà di proporre nuovi ideali di bellezza anche alle nuove generazioni. 
Giovani e body shaming: dati preoccupanti Sono infatti proprio i giovanissimi ad essere attratti dal body shaming e a praticarlo ogni giorno. A scuola, per le strade e sul web contro vittime designate perché non conformi ad una fisicità scultorea. I dati lo confermano: il 65% degli adolescenti ha dichiarato di aver subito almeno una volta nella vita critiche feroci sul loro aspetto estetico. E addirittura, il 94% delle adolescenti ha subito veri e propri atti persecutori ascrivibili al body shaming. Occorre dunque riproporre nuovi modelli di fisicità. Ed è questo il tentativo che Gucci sta facendo da alcuni anni con successo, attraendo però anche molteplici voci fuori dal coro. 
Potrebbe dunque passare un duplice messaggio. Il primo: “la seduzione non è nella perfezione ma è proprio l’imperfezione che seduce”. Il secondo: “la moda ha bisogno di nuovi modelli di bellezza e di femminilità”. C’è però un terzo messaggio che potrebbe far riflettere, e non poco. Il mondo della moda, come risaputo, è in crisi. Prima, durante e dopo il Coronavirus la crisi si è acuita. I brand hanno bisogno di rilanciare la loro immagine, di lanciare le nuove collezioni. Quale miglior modo di farsi pubblicità, di far parlare di sè se non mandare in pasto ai “leoni da tastiera”, una giovane donna che ambisce a lavorare come indossatrice. 

Armine Harutyunyan non è una modella “improvvisata”.


Leggendo il curriculum di Armine Harutyunyan ci si rende conto che la ragazza, 23 anni, non fa parte di quella categoria di modelle “improvvisate”, anche baby, che all’età di 16, 14, 12 anni (anche meno) esordiscono in questo mondo. E lo fanno spesso spinte non tanto da una passione innata ma dalle aspettative voluttuose (e mancate) delle loro madri. 
Classe 1997, Armine sta costruendo le orme del proprio futuro per entrare a pieno titolo nel mondo dell’arte e del design. Studia Graphic Design allo Yerevan State Institute of Fine Arts and Theatre. Non è dunque una modella improvisata ma una futura professionista del settore. Nella sua famiglia scorre sangue da artista. Eppure i detrattori, o per meglio definirli, “bulli da tastiera”, si sono divertiti ad offenderla, umiliarla, basandosi solo sul suo aspetto. O meglio, sui criteri che secondo alcuni (che si spera non siano la maggioranza) una donna dovrebbe avere per essere considerata bella.
Dal body-shaming all’accusa di filofascismo: ma è un fotomontaggio. Un fake!
C’è un altro aspetto, ancora più torbido della questione, che potrebbe rivelare aspetti politico-razzisti ancora più inquietanti. Tra i commenti dei cosiddetti “giustizieri” (non si sa bene di che cosa), probabilmente del nulla, compaiono anche commenti sull’origine armena della ragazza. Commenti da far rabbrividire anche i più stolti commentatori filo-fascisti. Addirittura proprio in questi giorni è comparsa sul web la foto che testimonierebbe un presunto saluto fascista dietro l’altare della patria, a Roma. Un palese fake, un fotomontaggio costruito ad arte, probabilmente per continuare a screditare l’immagine di una donna, additandole malvagie connotazioni strumentalistiche di matrice politica. Ma la vera malvagità è quella dei malpensanti. Ed è gratuita. Ma viviamo in una società in cui l’etichetta è tutto. Bene o male purché se ne parli. E questo i brand e le web agency lo sanno bene.

Marianna Gianna Ferrenti





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