sabato , 19 agosto 2017
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Se non bruci un libro, e non lo leggi, allora lo dimentichi

Il paradosso della Capitale europea della cultura che dimentica il suo patrimonio

Quando Hitler nel 1933 ordinò il rogo dei libri, e migliaia di pagine furono ridotte in cenere, non fu bruciata realmente nemmeno una pagina, a dispetto di ciò che avvenne nell’incendio della Biblioteca di Alessandria, perché di quelle pagine “stuprate” esistevano cento o mille “sorelle”.  E oggi, quei presunti testi bruciati continuano a vivere in migliaia di esemplari nell’industria del consumo di massa e dei prodotti fatti in serie. Se l’uomo quindi intendesse bruciare un libro, egli non farebbe altro che rappresentare, in versione privata, un dramma, che non è misconosciuto, quello dell’assenza dell’unicità.

È ancora credibile quell’ipotetico paese del futuro raccontato nel romanzo fantascientifico- distopico di Ray Bradbury Gli anni della fenice (ripreso nella sua trasposizione cinematografica dal regista François Truffaut) in cui è assolutamente proibito leggere libri. La nostra società, infatti, fabbrica, oltre alle merci, anche i nostri desideri, e, di fatto, sembra ci impedisca di leggere, di desiderare di leggere. Nel romanzo di Bradbury sono invece i fatti che abbelliscono la realtà, e per noi, forse, le trasmissioni televisive e radiofoniche e le app; mentre i libri costringono alla riflessione e impediscono alla gente di essere felice, perciò la società partorita dal genio di Bradbury finanzia dei pompieri con il compito di appiccare roghi, di ispezionare le abitazioni e bruciare i libri.

Eppure, come si è dimostrato, è inutile bruciarli,  come era stato vano farlo per il Führer del terzo Reich, allora possiamo sempre leggerli… È l’invito della campagna nazionale Mediaset che ha come mission la promozione dei libri e della lettura sulle proprie reti tv, emittenti radio e siti online. Diciannove artisti, conduttori e giornalisti Mediaset, fra i quali Maria De Filippi, Barbara Palombelli e Belen Rodriguez, concretizzano il “Patto per la Lettura” promosso dal ministro dei beni culturali Dario Franceschini, e cercano di  testimoniare in altrettanti spot i motivi per cui amano leggere, concludendo con il claim  “Io leggo e tu?”. Si tratta di un gruppo ben rappresentativo di “fantasmi televisivi” che cercano di persuadere lo spettatore, attraverso il ricorso alla familiarizzazione, a leggere un “figlio di carta”, citando Oriana Fallaci. Naturalmente l’obiettivo di una campagna deve essere, in ogni caso, il cosiddetto brand lift, ossia l’aumento della percezione e della consapevolezza riguardante un prodotto, in termini di ricordo e notorietà. Ci ricorderemo davvero di acquistare e di sfogliare un libro?

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Solo nel tempo libero, e nella bonaccia della noia, potremmo  leggere un libro. Possiamo ancora immaginare di farlo se lo smartphone che abbiamo posto in valigia ci consente di a-s-c-o-l-t-a-r-e un libro, di sognare e di viaggiare contemporaneamente? È la “luna sanguinante” degli antichi. C’è chi, come Jaime D’Alessandro, su Repubblica, sottolinea che «esistono alcuni grandi classici per smartphone, cioè quelle app che vale la pena sfogliare anche sotto l’ombrellone, come un passatempo di rara eleganza». Ad esempio, Monument Valley 2 uscita a fine maggio, «che -garantisce il reporter – è uno di quei viaggi eterei che non si dimenticano». Si tratta di un libro visuale, un romanzo breve, fatto di immagini in movimento, che rapisce senza dover usare parola. Insomma, oltre alle varie app che permettono di comprare libri e di leggerli, è noto a tutti che ci sono quelle che offrono la possibilità di ascoltarli, come Audible. Quanti di voi riuscirebbero,  soprattutto in estate, per qualche minuto,  a distogliere l’attenzione dallo smartphone per focalizzarla sul libro? La tecnologia ci corre incontro, come sempre, e ha trasformato il nostro smartphone in prezioso oggetto di letteratura.

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Se proprio non volete saperne di libri, di app sui libri, di audiolibri e di campagne sui libri, allora potete dimenticarvi della  loro esistenza tout court, è quanto accade ogni giorno e dovunque: è purtroppo anche il paradosso della Capitale europea della cultura 2019, la bellissima  città dei Sassi. Infatti, a Matera, il presidio culturale d’eccellenza, qual è la biblioteca provinciale “T. Stigliani”, è rimasto senza servizi essenziali, senza risorse economiche e senza neanche un inquadramento gestionale. È stato lasciato alla propria sorte. La biblioteca Stigliani fu istituita nel 1933 per volontà dell’avvocato Pasquale Dragone, originario di Bitonto, il quale vendette alla amministrazione provinciale la propria biblioteca di famiglia, costituita da oltre 4000 volumi di diritto e classici italiani, e fu nominato primo direttore della biblioteca. Prima di questa data non si avevano notizie di posti di pubblica lettura a Matera, di ciò si lamentava Giovanni Pascoli nel 1883 in una lettera al Carducci.

Nella cronaca lucana di questi giorni è riportato come sia diventato un semplice contenitore di convegni, e di dibattiti, di ogni genere. Del presidio culturale non se ne fa un uso consono. La competenza della biblioteca è passata dalla Provincia alla Regione Basilicata la quale ha delegato poi, di nuovo, la Provincia. Si tratta dell’unico punto di riferimento del Materano per gli studiosi e per le scuole di ogni ordine e grado, e sembra che gli studenti siano addirittura costretti a pulire i banchetti e i luoghi pubblici prima di poterne fruire. «C’è un immenso patrimonio librario – ha giustamente rilevato il segretario provinciale della Uil Franco Coppola – che rischia anch’esso di restare vittima di questa superficialità istituzionale. Ci si aspetta che arrivi presto una risposta da parte delle istituzioni».

Dei libri, quindi, spesse volte non se ne fa un uso consono. Io, ad esempio, qualche giorno fa ho organizzato una colonna di libri per sollevare un pc e per consentirmi una più agevole visione di un film; non è raro provarne questo u-s-o nelle università, per posizionare con precisione  apparecchiature tecniche. Anche la campagna Mediaset, non credo resti fine a se stessa, come un libro che non viene usato per la lettura. Mi darebbe gioia immaginare qualche curioso pronto a liberare da un granello di polvere un vecchio volume, che magari è tutta la sua biblioteca! Una immagine quotidiana questa ultima, lontana da una bella sequenza di un film che ho visto di recente, Le mille e una notte. Aladino e Sherazade, mi riferisco a quella in cui la maga Namuna attira l’attenzione di Aladino nel momento in cui lo assume per catalogare i libri della biblioteca del suo palazzo: è un’immensa verticale.

Valeria Gennaro

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Di Redazione

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