domenica , 20 agosto 2017
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Quattro quartieri, un unico amore

Purtroppo sono giunta alla puntata finale della mia guida, non per sempre perché Brexit o meno conto e spero di tornare presto nella mia Londra, ma per ora il tour natalizio finisce con immenso ritardo, perdonatemi.

Il giorno di San Silvestro è stato la mia ultima intera giornata che ho passato nella mia città del cuore quindi mi diedi da fare per poter vedere il più possibile. Cercai un posto che avevo casualmente scovato su Instagram, un piccolo angolo di paradiso, una terrazza nascosta nel centro del quartiere di Mayfair, tra le ricche residenze e la confusionaria Oxford Street. Descrivere questo giardino sopraelevato è impossibile, le parole possono fare poco rispetto alla vista, ovviamente mozzafiato d’inverno quindi non oso immaginare come possa essere d’estate. I Brown Hart Gardens oltre a piante e panchine ospitano anche un bar/ristorante adatto per i lavoratori e le loro pause.

Dopo una breve pausa, per le viuzze interne, mi sono spostata verso il quartiere di Soho che non avevo mai visto nei particolari. Passando per Carnaby Street, addobbata e affollata per i pazzi sconti del periodo, mi sono fermata al famoso Liberty, il grande magazzino dal grande lampadario bianco e in legno, con capi all’ultima moda e piccoli angoli dell’edificio adibiti al solo vintage. A Soho sono riuscita a vedere il famoso Algerian Coffee Store, qualsiasi caffè o thè voi cerchiate li lo troverete. Per gli amanti di entrambi un vero piacere per cuore e mente. Più avanti sulla stessa strada troverete Joe and the Juice, ottime centrifughe e frullati, un pit-stop rigenerante.

Ho camminato in lungo ed in largo per le vie, scuriosando e studiando ogni angolo, nella speranza di riuscire ad immagazzinare più ricordi possibili da poter riportare a casa, fissi nella mia mente. Nel pomeriggio mi sono ritrovata nuovamente a Piccadilly Street e ho dopo essermi fermata dal mio adorato Ladureé con i suoi squisiti macaron ho scoperto un nuovo negozio, dopo la chiesa di St. James’s, spero riusciate a vederlo prima che chiuda – Wonderland – e qualche metro dopo una libreria storica capace di riportarti indietro nel tempo, un portale, un passaggio tra presente e passato, tra antico e nuovo – Waterstone – che è attualmente la più grande d’Europa, insomma per gli amanti del profumo della carta è un vero paradiso.

In serata, dopo un po’ di shopping da Harrods, e una veloce capatina prima della chiusura dal suo vicino: Harvey Nichols – entrambi da visitare anche solo per vedere come la gente impazzisca per i saldi quando in realtà i prezzi sono ancora inaccessibili -, sono poi rimasta all’ultimo piano di questo grande magazzino, dove tra i tanti ristoranti c’è Yo Sushi! Carino, ma non il massimo secondo me per chi ama la cucina giapponese. La serata è malinconica e l’ultima passeggiata tra le vie era un colpo al cuore al solo pensiero di dover far ritorno a casa la sera seguente.

Così la mattina del 27 non abbiamo demorso: abbiamo passeggiato per Tower Bridge, ogni volta i suoi colori mi lasciano senza parole, la maestosità delle torri, mi chiedo sempre come possano nascere queste idee, quanta intelligenza una persona debba avere per far nascere tutto ciò. Arrivata al Tate Modern sono salita sulla terrazza per la vista più bella di sempre, e che mai smetterò di amare. Ogni volta che si sale si nota qualcosa di nuovo guardando in basso, all’orizzonte, è solo la città a cambiare o è anche il nostro modo di guardare? In distanza di così pochi mesi, osservavo e realizzavo dettagli differenti. Spero sia Londra che cambia così in fretta, perché se sono io mi spavento. Verso ora di pranzo ho mangiato al pub più buono e bello di sempre: il The Anchor, una chiazza rossa sulla riva del Tamigi, con una terrazza. Ve lo consiglio assolutamente ma provate a telefonare perché è spesso colmo di persone, nonostante sia molto grande.

Ultimo pasto nella mia città e si torna a casa, con la mente e il cuore pieno di nuove esperienze ed emozioni, sempre nella speranza di non dimenticare mai nulla e con la consapevolezza che ogni giorno continuerò a ripassare mentalmente le vie e i punti cardine della città per non cogliermi mai impreparata al mio ritorno; perché ogni volta che la lascio, so di sicuro che non è un addio ma un arrivederci.

Marina Greggio

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Di Marina Greggio

Innamorata delle lingue e dei viaggi. Mi sono diplomata al Liceo linguistico e sto continuando la mia strada presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano come Esperto Linguistico d'Impresa studiando inglese e russo. Sono una collezionista seriale di anelli e in generale di vestiti. Pratica ma al tempo stesso sofisticata, nonostante appaia un ossimoro. Milano e Londra sono le mie due case, i due posti in cui il mio cuore si divide e due posti posso visitare ogni tipo di mostra ed eventi.

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