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Un napoletano a Genova, un genovese a Napoli per raccontarci l’arte di un latitante

Che le opere d’Arte vanno viste dal vero altrimenti Caravaggio  si arrabbia  molto“.

Cosi conclude la sua dotta conferenza Alessandro Spinosa, dopo averci intrattenuto con profonda competenza e raffinatissimo  sense  of humor, tipico dei napoletani, su un grande come Caravaggio, uno dei più  grandi artisti della storia dell’arte.

 

Ogni  giovedi, fino al 9 marzo,  I Capolavori raccontati offrono l’occasione  di approfondire la conoscenza dei nostro straordinario patrimonio artistico,  grazie all’apporto di noti e appassionati studiosi.  Questa serata, che volerà letteralmente grazie a Spinosa,  è per “Sant’Orsola trafitta dal Tiranno“, uno degli ultimi capolavori di Michelangelo Merisi che iniziò il suo straordinario percorso grazie alle Committenze ecclesiali ed aristocratiche. La prassi comune  all’epoca,  sopravvisse nel quotidiano almeno fino alla nascita del mercato,  ai primi anni  del secolo scorso. In un altro millennio, è bene ricordarlo.

Merito di Spinosa è stato quello di saltare a piè pari le vicissitudini che stigmatizzarono la  vita del grande pittore della luce; il suo carattere irruento fu causa di una vita da perenne latitante, costretto a lasciare la natia Milano prima per Venezia, poi Roma, Napoli, Malta e Palermo. Si macchiò  probabilmente di due omicidi, ma la sua arte gli permise di avere comunque altissimi protettori, dal cardinal del Monte che gli procurò tra l’altro  la prima commessa pubblica,  la Cappella ContarelliSan Luigi de Francesi, al marchese  Vincenzo Giustiniani che rilevò diverse opere rifiutate dalla Committenza  perchè considerate irrispettose.  Stessa sorte toccò alla “Morte della Vergine” che  fu recuperata dopo essere stata censurata dai Carmelitani Scalzi, da  Pietro Paolo Rubens allora al servizio dei Gonzaga  e collocata nella ricca collezione di Mantova. Il professore, alle cui spalle, su un grande schermo,  scorrono via via i capolavori di cui sta parlando, è particolarmente affascinato  dalla grandiosa rivoluzione culturale di cui il  pittore fu artefice, e cioè,  l’umanizzazione estrema  dei protagonisti “celesti” da lui rittatti. In realtà ė l’Umanità la vera protagonista delle sue tele, seguendo cosi il messaggio alla base del Critianesimo, l’umanizzazione del divino evidente nel Cristo alla colonna o nel Sant’Andrea legato alla Croce.

Preda  di un carattere irruento come sappiamo, Caravaggio ormai trasferitosi a Roma per le importanti commesse di cui si è accennato, era di casa al carcere di Tor di  Nona. La  situazione già complicata precipitò per la rissa conclusasi tragicamente. L’omicidio  lo costrinse ad una nuova  fuga  per sfuggire alla giustizia data la sentenza di “decapitazione a vista“,  e trovò  rifugio nei possedimenti di Marzio Colonna, tra Palestrina e Zagarolo. Qui vennero al la luce la “Cena in Emmaus” e la “Madonna della Serpe o dei Palafrenieri“. L’aria a Roma comunque per lui irrespirabile, e un’importante committenza  furono le leve per  trasferirsi a  Napoli, seconda città  allora per popolazione in Europa. Accettò l’nvito rivoltogli da 7 aristocratici napoletani che gli commissionarono la Madonna delle Misericordia unitamente a 7  opere della Misericordia corporale. Si prefiggevano infatti la realizzazione di un Monte per i bisognosi, con tanto di Chiesa annessa.  L’Ente si sarebbe occupato della Misericordia,  ma in maniera  autonoma dalla Chiesa. L’idea dei committenti si rifaceva alla tematica della carità non della beneficenza, considerata un aiuto dall’alto  e  quello strumento atto invece alla salvezza di entrambi, il donatore e il beneficiato. Il Vangelo di  Matteo fu il  riferimento  costante del pittore, ma  è palpabile il  pensiero di Erasmo e l’attenzione a Galileo,  che ebbe tra l’altro modo di frequentare, così come Campanella. Continua Spinosa: “I santi, dice  Erasmo,  sono piu santi se sono rappresentati come esseri umani. In pratica tutta l’opera sacra e non sacra è di matrice erasmiana“.

Non c’è  quindi ascesa dal mondo terreno al celeste ma ė il celeste che si fonde con il terreno.

Questo concetto impronta tutta la sua arte  e questa è la ragione della matrice terrena dei suoi personaggi,   presi dal vero, dalla vita quotidiana, ed è interessante notare come solo la pittura possa dare queste sfumature delle  emozioni, sublimandone il pensiero. La sua visione della vita è circolare, perché vede un unico destino  conchiudere vittima e carnefice. Il Martirio di Sant’Orsola, commissionato al pittore da Marcantonio Doria, banchiere  genovese, figlio dell’allora Doge di Genova, è un’istantanea.

La Santa è ritratta nel momento cruciale in cui la freccia appena scoccata la colpisce e una mano – apparsa solo grazie al recente restauro –  forse dell’ innamorato,  appare dal buio nel vano tentativo di fermare l’irreparabile. Sarà il suo ultimo quadro, ultimato in tutta fretta per la notizia giunta da Roma da parte della Marchesa Sforza Colonna, della concessione della grazia finalmente  ottenuta per  intercessione del Cardinale  Scipione Borghese, e a  cui son destinate le tre tele che il pittore gli consegnerà al suo rientro… che non arriveranno mai a destinazione.

Paradossalmente dopo tanti rischi all’arma bianca, la morte  lo coglie  a causa della malaria, sulla via del  ritorno,   a Porto Ercole, ma conclude Spinosa in un crescendo, Caravaggio non è mai morto, anzi  è  qui più vivo che mai, perchè questo dell’immortalità ė  il dono incommensurabile che ci fa l’arte in tutte le sue  espressioni musica poesia letteratura scultura architettura e perciò che ” dovete vedere le sue opere dal vero, che sennò Caravaggio  si arrabbia molto“. Lo scrocio di applausi che accompagna imsalutimdi lui che sindefinisce “napoletano a Genova e Genovese a Napoli“, è eloquente e vale  più di mille parole.La serata è letteralmente volata.

www.palazzoducale.genova.it/nicola-spinosa

Tiziana Leopizzi

About Tiziana Leopizzi

Architetto e giornalista, si occupa di comunicazione e di organizzazione di eventi di arte contemporanea in Italia e all'estero. Editore pubblicazioni d'arte. Direttore e consigliere di Ellequadro Documenti - Archivio Internazionale di Arte Contemporanea con sede a Genova.

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