Era tutto pronto per l’avvio della seconda edizione de IL JAZZ ITALIANO A L’AQUILA quando, la mattina del 24 agosto, è arrivata la notizia del sisma che ha avuto come epicentro Amatrice.

L’evento, era nato come una specie di scommessa: mobilitare il mondo del jazz italiano per riportare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sulla ricostruzione della città dell’Aquila distrutta dal terremoto del 2009. Una scommessa vinta il 6 settembre 2015 con la realizzazione dell’evento jazzistico in termini numerici più importante mai realizzato nel nostro paese, 600 musicisti per 60.000 spettatori in una sola giornata. Il tutto documentato da un volume fresco di stampa, intitolato IL JAZZ ITALIANO A L’AQUILA 2015, appunto, fitto di immagini e accompagnato da note e brevi memorie degli stessi protagonisti, al fine di restituire le suggestioni di una giornata che ha cambiato le sorti del jazz italiano, almeno nella sua percezione generale.

Ma torniamo al 24 agosto. Quella mattina telefoni e indirizzi email dei tanti soggetti coinvolti nell’evento in preparazione sono “impazziti” nel tentativo di trovare una soluzione alternativa poiché la gravità del sisma aveva profondamente danneggiato il patrimonio umano, architettonico e infrastrutturale dei territori coinvolti.

Recepite scrupolosamente le indicazioni della protezione civile e dopo alcune giornate di valutazioni e confronto tra tutti gli attori coinvolti dall’organizzazione – dal Ministro Franceschini al Sindaco Cialente, dal direttore artistico Paolo Fresu ai coordinatori Gianni Pini (Associazione I-JAZZ) e Ada Montellanico (Associazione MIDJ), dalla Casa del Jazz alla SIAE, dai patron di molti festival nazionali a numerosi partner dell’iniziativa – si è pensato di cambiare formula. Così si è deciso di dare vita ad un unico grande evento nazionale che, a partire da L’Aquila (seppure con modalità fortemente ridimensionata) ha coinvolto numerose località da nord a sud, da Lampedusa a Courmayeur e città come Torino, Napoli, Novara, Parma, Catania, Pisa, Barga, Empoli, Fano, Lecce, Nuoro, Santa Anna Arresi e altre ancora.

A Milano in brevissimo tempo si è riusciti ad organizzare, domenica 4 settembre, una giornata di altissimo valore artistico grazie all’adesione immediata e incondizionata dei molti artisti milanesi e lombardi la cui presenza era già prevista per la giornata aquilana, ridimensionata per ovvi motivi di sicurezza e buonsenso. Tutto questo è stato possibile anche grazie alla pronta adesione dell’Assessorato alla Cultura e della Triennale di Milano i quali hanno messo a disposizione dell’iniziativa il Teatro Continuo di Burri, presso il Parco Sempione.

Nell’arco di 7 ora circa (dalle 16 alle 23), poco meno di cinquanta di musicisti di generazioni diverse, ma uniti come in un’unica grande famiglia, suddivisi in 11 progetti originali di diverso orientamento stilistico, hanno dato vita al seguente programma:

PAOLO BOTTI SOLO

ARRIGO CAPPELLETTI TRIO (con R. Piccolo, N. Stranieri)

ENRICO INTRA e GIOVANNI FALZONE

FRANCESCO D’AURIA QUARTETTO (con C. Gravina, M. Aliffi, V. Della Fonte)

BEBO FERRA e PAOLINO DALLA PORTA

STEFANO BAGNOLI “We Kids Trio” (con G. Vitale, S.Zambon)

GAETANO LIGUORI DUO (con M. Pintori)

SIMONA PARRINELLO QUARTET (con G. Di Ienno, M. Micheli, A. Rossi)

ANDREA DULBECCO e LUCA GUSELLA

FERDINANDO FARAÓ & ARTCHIPEL ORCHESTRA (con M. Mariani, G. Sansone, A. Bolettieri, F. Clemente, M. Cavallaro, A. Ciceri, R. Manzoli, A. Zappalà, C. Nicita, E. Manera, S. Montaldo, M. Giuntoli, M. Tandoi, G. Spina, G. Alberti, S. Lecchi, L. Gasperoni, S. Ferrara)

ENRICO MERLIN “Molester sMiles” (con M. Milesi, T. Tracanna, G. Tossani, G. Papetti, F. Sala). RAI5 ha realizzato il film documentario sull’intera giornata con il titolo IL JAZZ PER RICOSTRUIRE consultabile dall’archivio del sito dell’emittente televisiva.

Numeroso è stato il pubblico che ha seguito l’iniziativa in un’atmosfera di coinvolgimento e rispetto del dramma in atto in centro Italia, nel tentativo condiviso di prendere coscienza del fatto cha la cultura è un terreno fertile sul quale far germinare buoni sentimenti a favore della collettività. Una società che mette sopra ogni cosa la cultura è una società che pone come primo valore l’uomo e la vita, sviluppando una capacità di resilienza fondamentale per trovare la forza di occuparsi dei più sfortunati, umiliati dalla tragedia e bisognosi di ogni nostra attenzione, fisica e morale.

L’evento ha avuto anche lo scopo di raccogliere fondi destinati alla ricostruzione del Teatro Giuseppe Garibaldi di Amatrice, distrutto dal sisma alle 3:36 del 24 agosto 2016.

Antonio Ribatti

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