domenica , 20 agosto 2017
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Intervista al fotografo Claudio Brufola

Come sei entrato nel mondo della fotografia?

Ho sempre pensato che la fotografia fosse un mestiere, ancora prima che un’arte. Sicuramente è un mezzo potente per trasmettere una visione della realtà, per leggere il profondo attraverso la superficie.
Ho dedicato tutta la mia vita a questa professione magica, ogni giorno cercando di documentare, scoprire, osservare. La fotocamera è per me sempre il punto di accesso a qualcosa che era oltre la semplice visione di un’immagine, di un colore. Una pennellata di luce che mostra quel che a occhio nudo non si può vedere.

Sebastião Salgado e Claudio Brufola
Sebastião Salgado e Claudio Brufola

Nasco a Roma, ho lavorato sempre come fotografo indipendente, giornalista. Collaboro con aziende italiane e diverse multinazionali come fotografo corporate. Dicono che io sia “un osservatore attento dei contesti sociali che si succedono trasformando linguaggi fotografici in nuove espressioni artistiche, in particolar modo quelli legati ai giovani autori. Da questa passione scaturisce l’incarico ottenuto qualche anno fa, per una rubrica mensile di fotografia, l’unica riservata ad un saggista europeo, sul più prestigioso magazine cinese, Photo World Magazine edito dalla Xinhua New Agency. La sua passione per la fotografia, che è il suo lavoro, lo spinge continuamente su nuovi aspetti di comunicazione visiva per affinare dimensioni espressive originali”.

Per l’agenzia di stampa italiana AGI racconto numerosi paesi nel mondo. Tra questi, le ultime opere pubblicate, quelle che affrontano problematiche sociali e produttive di paesi quali Congo, Algeria, Russia, Cina, Kazakhstan, Venezuela e Siberia.

Pubblico foto sul “Oil Book” magazine, di cui la sua ultima pubblicazione, un reportage sulla Repubblica del Venezuela.
La mia più recente storia  sul settimanale “L’Espresso” è un reportage fotografico sulla città di Novj Urengoj in Siberia.


Ho prodotto alcuni  libri fotografici tra i quali “Fonderia delle antiche campane di Roma” e “Ombre cinesi in movimento

Qual’è il lavoro che ti ha maggiormente gratificato?

Durante i frequenti viaggi in Italia e nel mondo, oltre che attraverso lo studio continuo, amo raccontare l’evoluzione rapida e costante delle persone e di come i territori le città vengono trasformate. Proprio da questo mio stile di narrare di scrostare immediatamente la superficie delle cose ed entrare nel racconto, leditore SeB mi affida la realizzazione del volume “Le Puglie, storie di terre e vini“: immagini che raccontano le terre pugliesi e le persone che le trasformano attraverso la cultura millenaria dedicata alla viticultura. Un reportage realizzato in maniera vivace, fresca, nuova, con il tatto di uno stile affermato, che distingue la fotografia dell’autore, per far risplendere quello che purtroppo non sempre viene compreso: la bellezza autentica.

Lo scorso anno mi vide impegnato in un’altra impresa editoriale, sempre per SeB Editori, “Sicilia, isola dell’olivo“. Un reportage dove le immagini, di altissimo valore, delle vere e proprie opere d’arte, si fondono con la narrazione, permeata dagli incontri con uomini dai quali trarre storie, leggende e credenze popolari di cui sono a conoscenza, costruite intorno all’olivo e ai suoi frutti in questa terra di Sicilia.

Ho concluso da circa un mese un altro bellissimo racconto fotografico su i vignaioli della Basilicata che spero vedremo stampato dall’editore Zanfi entro un paio di mesi, ora debbo concludere un libro su gli antichi grani di Sicilia, ma credo ci vorrà ancora qualche mese.

La gratificazione in questa professione è costante, ma quello che mi ha maggiormente entusiasmato sarà il prossimo, credo.

Tra i tuoi racconti c’è Jasmine, chi è ?

Jasmine ovviamente è “la donna“, nelle sue varie figure interpretative, anche quelle retoriche che molti non abbandonano ancora. La donna che non è raffigurata dalle solite “idee guida” anche nel mondo della fotografia, lei e la realtà che ci piaccia o meno. La donna consapevole che sceglie, che decide, la propria vita.

Questo racconto fotografico nasce dall’osservazione dell’uso o abuso che molto spesso si fa del corpo delle donne, anche in un certo tipo di “fotografia”, negando la libertà di scegliere con atti e preconcetti anche la propria sessualità. Non sfugge ovviamente la notevole differenza stilistica delle mia Jasemine dalle molte interpretazioni della donna “patinata” che molti fotografi amano illustrare, fuori dal tempo e dalla realtà quotidiana.

In più, in questi ultimi anni, viene con forza drammatica portato alla luce dai media il fenomeno conseguente alla pubblica e doppia morale, che finge di non vedere la violenza che purtroppo regola molti rapporti di coppia; violenza estrema da parte dell’uomo per affermare potere e possesso sulle donna, come pratica estrema coercitiva anche nella scelta femminile del proprio ruolo sociale.

Frutto di una morale sessuofoba e di un’etica in balia di logiche commerciali che mostrano l’accoppiamento dell’essere femminile ad oggetti da vendere, confondendo ruoli sociali e trasformando la donna stessa, o peggio il suo corpo, in semplice oggetto da usare a proprio piacimento e come merce di scambio e di compravendita.

Deleteria questa deriva sessista che porta in se i germi di violenza e predominio contro la possibilità della donna di decidere i propri comportamenti anche quelli sessuali, con libera determinazione e piena autonomia. Per cui possiamo ripartire anche da una idea mediana di sessualità e di normale “fisicità” femminile.

Perbenismo e doppia moralità, soliti granelli di polvere nel meccanismo di emancipazione.

www.claudiobru.com

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Di Redazione

Alpi Fashion Magazine è una testata giornalistica che tratta argomenti di moda,arte nuovi stili, eventi, talenti e mode contemporanee. Il suo obiettivo è quello di rendere il mondo della moda multimediale e accessibile. Testata giornalistica Autorizzazione Tribunale di Cagliari – Numero ruolo: 02/16 del 12/04/2016

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