DUCCIO VENTURI BOTTIER, un brand che vuol dire ricerca, artigianalità, eccellenza… è nella creatività in cui Duccio Venturi ha sempre creduto e cercato, nato da una famiglia di imprenditore della calzatura e poi un percorso di intense collaborazioni con le più note maison di moda ed haute couture italiane e non.

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Nato nelle Marche è discendente da una famiglia con una lunga tradizione di produzione di calzature. Very young, he decided to go to Milan where he started a collaboration with “CADETTE” designed by FRANCO MOSCHINO. Molto giovane, decide di andare a Milano dove inizia iniziato una collaborazione con “Cadette” disegnato da Franco Moschino. Then he moved to Paris to work with THIERRY MUGLER. Poi si trasferisce a Parigi per lavorare con Thierry Mugler. Back in Milan he met SERGIO ROSSI, the Master of Italian shoe design, and they began a collaboration for 20 years. Torna a Milano dove incontra Sergio Rossi, il Maestro del design di scarpe italiane, e inizia una collaborazione durata 20 anni. In 2011 Duccio launched his first own collection of shoes under the name “Duccio Venturi” with a well-defined objective: design a timeless shoe and rewrite a new contemporary elegance based on quality as first priority.Nel 2011 Duccio lancia la sua prima collezione di scarpe, affiancato in unione sinergica dalla figlia Aliai, sotto il nome di “Duccio Venturi” con un obiettivo ben definito: progettare una scarpa senza tempo e riscrivere una nuova eleganza contemporanea basata sulla qualità come prima priorità. Creative and intrigued to know all about realization of high-quality shoes, combines aesthetic and technical ability, defining him-self “Bottier” rather than Designer. Creativo e curioso di sapere tutto sulla realizzazione di calzature di alta qualità, combina la capacità estetica e tecnica, definendo lui stesso “Bottier” piuttosto che Designer.

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Nasce Duccio Venturi Bottier, con idee molto chiare in quanto Venturi ha perfettamente compreso che, anche se l’abito può essere low cost o meno appariscente, sono proprio le scarpe che rimangono il vero accessorio fashion, la donna che si riappropria della propria femminilità, “ritorna sui tacchi” e torna ad essere l’oggetto del desiderio che fino dal Medio Evo è sempre stata.

Le scarpe di Duccio Venturi fatte da artigiani italiani, “maestri” nella costruzione delle scarpe, tacchi, tomaie, pellame, tutto di altissima qualità per una donna che segue l’evoluzione della moda, in una continua ricerca del nuovo e del bello, sottolineando dettagli che fanno subito moda e rendono il marchio icona per ogni fashion victim: una passerella di scarpe dai colori inaspettatamente vibranti e bon ton, la bellezza e la femminilità esasperata per immaginare un romanzo d’amore che sottolinea la seduzione con pennellate di verde elettrico, il rosso fuoco, il rosa caramella, l’arancio, passi sottintesi e seducenti, con gli accenti ammiccanti di una moda che è, ormai, diventata un must “Duccio Venturi Bottier” !!!

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Incontriamo Duccio Venturi e la sua bella figlia Aliai al ritorno da un Tour – New York, Belgrado e Parigi, che lo vede mattatore incontrastato della scarpa, una variopinta e affascinante girandola di colore, di raso e velluto, di luccicare di Swarovsky, di tacchi vertiginosi ma anche di minimali suole flat.

Duccio, da Pitti a New York, da Belgrado a Parigi, raccontami le tue emozioni

Vedi, sono reduce dalle sfilate di New York, un evento glamour a Belgrado ed infine Parigi, dove tutto è meraviglia, glamour, alta sartoria, noi stilisti si va anche per imparare, oltre che esporre e vendere. A Belgrado ho voluto accogliere l’invito di Cristina Egger perché mi attirava Belgrado e la Serbia, un paese che esce dalla guerra, una immagine di dolore e morte, ma che intravede la speranza, proprio dal fashion, come se la volontà di ricominciare nascesse da quello che – apparentemente – sembra un contesto di cose frivole della vita ed invece la moda, gli accessori, tutto quello che ruota intorno alla moda, è un veicolo di lavoro, di creatività, di artigianalità e sono felice perché a Belgrado, insieme ad altri brand, noi rappresentiamo l’Italia.

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Duccio Venturi Bottier, il tuo stile?

Il mio è un omaggio alla donna, la sua bellezza, la sua unicità, io trasformo le sue emozioni in cuoio, pelle preziosa, tomaio, suola, lacci, bijoux.

Creativi si nasce o si diventa?

Io ho mosso i primi passi nella calzatura, nell’azienda di famiglia, realizzando pezzi su misura e interamente a mano. Oggi mi è rimasta la vocazione artigiana, io mi sento principalmente un “artigiano” prestato all’imprenditoria, la mia nascita professionale è rimasta legata al know-how creativo, seguito da anni di ricerca e viaggi per conoscere, imparare, esplorare, e successivamente sperimentazioni prima di arrivare alla mia prima collezione con il mio brand.

Oggi le mie creazioni si riconoscono, ed è quello dove volevo arrivare, il brand che si fa notare e riconoscere: è quando ho capito di avere costruito così quell’indiscutibile patrimonio d’ identità  del mio marchio, un dna ormai riconoscibile.

Che cosa è la creatività per te

Un messaggio: quello che voglio dare è un messaggio, di come “interpreto” l’accessorio più importante nella vestibilità della donna: scarpe non banali, messaggi fashion che si modificano continuamente seguendo le evoluzioni dettate dalla moda, accessori costruiti attraverso studio, ricerca e attenzione maniacale di ogni dettaglio.

Duccio e Aliai

Il nostro è un fil rouge che mi lega ad Aliai, che segna le tappe più importanti della nostra storia ed è collegato indissolubilmente alle strategie di comunicazione, agli shooting, alle immagini e agli eventi nazionali e internazionali che si svolgono nel mondo, dalle fashion week ai trunk show, dove il designer è pienamente partecipe. Mia figlia è importante, perché è un secondo Duccio che vede, osserva, critica con occhi importantissimi, quelli di una donna, giovane e pienamente consapevole dell’importanza dell’accessorio nella moda. Lei raccoglie gli umori della moda e dell’innovazione, al passo con i tempi.

La scarpa, arte ed estro

Ricordati, come dice Emilie Dickinson, un artista è anche folle: infatti un creativo è un artista e le collezioni ricche di dettagli sono follia, sono la femminilità e il dinamismo di “una femmina folle”, l’ideale creativo per un designer come me è   dare spazio alla fantasia e   all’abilità artigiana e quindi adattare questa abilità artigiana, il  “fare a mano”, creare il modello di cartone, calibrare ogni forma, studiando la fisica e l’ergonomia, abbinando materiali  e inventando nuovi giochi di tagli, lacci, nastri, tomaie, lo studio e la ricerca del pellame, anche i più preziosi, la sua duttilità, morbidezza….un mondo nel quale non si finisce mai di imparare.

Infatti, oggi creare moda, è da folli, ma …..che avventura affascinante ci aspetta!!!!!

Crediti ph: Edoardo Tranchese

Press: Cristina Vannuzzi

www.duccioventuri.com

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