domenica , 20 agosto 2017
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Quando l’abito fa il lavoratore

Il colloquio è la chance che può cambiare una vita intera o quanto meno uno spaccato di essa. In pochi minuti bisogna giocarsi le migliori carte, sfoderare sicurezza e determinazione, e convincere di avere le competenze giuste. E perché no, indossare l’abito giusto che, per quanto non faccia il lavoratore, è un ottimo biglietto da visita se non addirittura il jolly vincente.

Il datore di primo acchito predilige chi si presenta in un determinato modo piuttosto che in un altro. Un’indagine inglese – condotta dalla società di recruiting TheLadders.co.uk – rivela che 4 selezionatori su 10 valutano la scelta dei candidati in base al dress code. Il dress code, però, è molto più di un semplice vestito o di un accessorio sfoggiato; è un vero e proprio codice non verbale, un universo extralinguistico legato all’eleganza delle movenze e al buon gusto nel “conciarsi”.

Il motto è attirare l’attenzione con garbo, marcando le proprie potenzialità e competenze e non il semplice “stacco di gamba”. Noti studi sulla linguistica rivelano che il linguaggio verbale incide soltanto sul 10% nella comunicazione; ciò che guida la selezione, almeno nelle sue prime fasi, è l’intuizione sulle potenziali abilità del candidato, tra cui spiccano intraprendenza e perspicacia. Attitudini che si dimostrano anche attraverso la cura della propria persona.

Inoltre, secondo uno studio scientifico (enclothed cognition) condotto dalla Northwestern University, e ripreso anche dal The New York Times, il modo di vestire rivela il grado di autostima e assieme ad altre componenti del linguaggio non verbale come la gestualità e la prossemica, quindi la capacità di muoversi nello spazio, influenza la percezione di sé.

Ecco perché è importante prestare attenzione ai dettagli che possono rivelare tratti della personalità di chi li indossa.

Secondo uno studio condotto da Espresso Communication, per Bigi Cravatte Milano, mettendo a confronto il parere di stilisti e fashion blogger di 70 testate di settore conosciute a livello internazionale, se le donne hanno l’imbarazzo della scelta tra una infinità di accessori e possono dar sfoggio alla creatività pur mantenendo agli abbinamenti dei colori, agli uomini ‘far colpo’ è un’impresa più semplice. Sarà sufficiente uno stile ‘minimal’: la cravatta ben annodata ed abbinata al classico vestito scuro con camicia. Unica parola d’ordine: evitare tessuti che siano facilmente gualcibili. Dare l’idea di essere trascurati non è un buon biglietto da visita. “Quando ci si presenta ad un colloquio di lavoro – spiega Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano – è fondamentale dare una buona impressione di sé al primo sguardo indossando vestiti appropriati e mostrando un aspetto curato. Il consiglio è sempre quello di non eccedere indossando colori sgargianti o accessori troppo stravaganti. Infine, quando si decide di optare per indossare la cravatta è importante che venga portata bene quindi sono vietati i nodi allentanti o troppo importanti e i tessuti stropicciati o macchiati” conclude Bigi.

Marianna Gianna Ferrenti

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Di Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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